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A. Ayabarrena dall'Argentina: "Fu il Penzo a conquistarmi, ora tutta la famiglia tifa Venezia!"

di Davide Marchiol
Fonte: A cura di Alvise Osto
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Continuano le interviste di Tutto Venezia Sport ai tifosi internazionali del Venezia. Il nostro Alvise Osto, dopo Luis Gomez dal Messico, ha raggiunto Alejandro Ayarrabena, direttamente dall'Argentina!

Ciao Alejandro, benvenuto al secondo appuntamento con i tifosi unionisti nel mondo, dove tentiamo di farvi conoscere e di sapere come è nata la vostra passione per i nostri colori. Raccontaci, chi è Alejandro?

"Mi chiamo Alejandro Ayabarrena, sono Argentino e fra poco avrò 50 anni. Mio padre è argentino, mentre mia madre è di origini italiane, di Alessandria. Sono un professore di educazione fisica e lavoro come allenatore di una squadra di hockey su prato, la stessa squadra nella cui militavo più 20 anni fa, e che mi ha fatto venire in Europa. Qui in Catalogna ho conosciuto mia moglie e sono nati i miei due figli".

Chi ci legge non sa che noi ci siamo conosciuti a Chiavari nel 2019. Ero andato per vedere la partita contro l’Entella, quando ad un certo punto sento parlare in spagnolo dietro di me e ovviamente la cosa mi è parsa strana. Come mai un argentino di origini italiane si, ma da Alessandria, che vive in Spagna diventa tifoso arancioneroverde?

"È successo per caso. In Argentina negli anni ‘90, il calcio italiano si vedeva in tv la domenica mattina e parlavano solo delle squadre principali. In quel periodo con la mia squadra di hockey vincemmo un torneo nazionale, e come premio c’era un viaggio in Italia in varie località tra cui Venezia. Io sono un malato di calcio, in argentina vado pazzo per l’”Estudiantes de La Plata” di Sebastian Veron, ma il calcio italiano mi è sempre piaciuto. Ricordo che nel mondiale ‘78 tifavo Argentina ma anche un pò per l’Italia. Tornando al viaggio a Venezia, appena scesi dal vaporetto a S. Zaccaria, vidi in un negozio di souvenirs delle magliette. Io sono un collezionista di magliette sportive, ne ho circa 800, e rimasi folgorato dalla maglia dell’Unione, all’epoca prodotta dalla Kronos, era la numero 9 di Stefan Schwoch, nera con il leone arancioverde stilizzato. Fu un amore a prima vista per la bellezza della maglia ed i colori. Chiesi subito dove si trovava lo stadio e mi dissero che era lontano, ma le distanze per un argentino sono relative così decisi di andare a vederlo. Lo stadio mi conquistò e mi ricordo gli stadi argentini della mia infanzia con i gradoni in legno, un posto magico. Nel 2001 poi mi sono trasferito in Europa e poco dopo ho comprato un volo per Venezia. Andai a vedere Venezia - Inter che finì 1 a 1.

Era la partita in cui pareggiammo con un rigore per fallo inesistente su Maniero?

"Esattamente, proprio quella. Ero indeciso sul settore perché in Argentina la curva è abbastanza pericolosa così decisi di andare nei distinti, ma poi preso dall’entusiasmo a fine primo tempo passai in curva. Da quel momento io e la mia compagna Marta veniamo a Venezia dalle 6 alle 8 volte l’anno per vedere il Venezia".

È una storia bellissima Alejandro, approfitto del fatto che hai accennato prima alla magia del Penzo, per chiederti qual’è la tua opinione su questo argomento che come sai, è di stretta attualità da sempre, soprattutto in questo periodo in cui pare si voglia ristrutturare lo stadio di S. Elena.

"Sicuramente il calcio moderno richiede un impianto nuovo e più funzionale, ma la magia del Penzo è indiscutibile. Lo stadio circondato dall’acqua e i dintorni dell’impianto sono favolosi e ti trasmette la familiarità tipica di Venezia. Io dico sempre che pur non essendo veneziano a Venezia mi sento di casa, perché è un posto capace di accoglierti e in cui entri in un bar e ti metti subito a parlare con uno sconosciuto davanti ad una birra. Credo che uno stadio nuovo sarebbe un passo in avanti a livello societario, ma il fascino del Penzo per me è qualcosa di straordinario".

Sono d’accordo con te, staremo a vedere nei prossimi mesi come evolve questo argomento. Parlando invece della squadra ti chiedo se ad inizio stagione ti aspettavi questa posizione in classifica, e dove possiamo arrivare a fine stagione.

"Mi è dispiaciuto moltissimo l’addio di Dionisi. La squadra mi piaceva per il gioco palla a terra e la manovra mai casuale, credo che abbiamo raccolto meno di quanto ci spettava. Ero un pò preoccupato e ho vissuto con curiosità l’arrivo di Zanetti. Con il passare delle giornate sono rimasto molto soddisfatto del suo lavoro, credo che abbia mantenuto quanto di buono fatto l’anno scorso, con lo stesso spirito propositivo migliorandolo ulteriormente. Anche la società è migliorata, ci sono persone che hanno vissuto il campo e sanno di calcio, si sono mossi benissimo sul mercato andando a prendere giocatori funzionali al progetto. Credo che possiamo quantomeno mantenere questo livello fino a fine stagione entrando cosí nei playoff. Abbiamo dopo molti anni un 9 di grande qualità che garantisce gol, a centrocampo Vacca che fa giocare bene la squadra, Aramu che è una sorta di “burattinaio magico”, Di Mariano che rompe gli equilibri, i nuovi innesti stranieri che si sono integrati velocemente e bene. Dietro, Lazzerini trasmette sicurezza".

Anche io credo che Zanetti sia stato molto intelligente nel approfittare del gran lavoro fatto da Dionisi, migliorando aspetti come la verticalità e la velocità del gioco.

"Sono d’accordo, in più Dionisi non aveva un terminale offensivo come Forte e un giocatore incredibile come Mazzocchi in fascia. Zanetti è stato straordinario nello sfruttare questi giocatori e nel creare un gioco molto più offensivo e dinamico".

Mentre parliamo pare ormai ufficiale la permanenza di Maleh fino a fine stagione. A questo punto secondo te vale la pena di fare qualcosa in ottica mercato o va bene così?

"Secondo me la rosa è molto equilibrata. Abbiamo solidità in difesa, varie opzioni a centrocampo, e siamo pericolosi in attacco con giocatori che fanno la differenza. Secondo me la rosa è addirittura migliore di quella che aveva Mister Inzaghi, quindi io eviterei di modificarla, poi è chiaro che se ci fosse l’occasione di prendere qualcuno che fa davvero la differenza ben venga. Ovviamente alcuni giocatori sono chiave ed è impossibile trovare un cambio che garantisca lo stesso rendimento, ma Zanetti è molto bravo a far ruotare gli uomini, adattando anche la formazione in base agli avversari".

Chiaro, forse siamo dipendenti da alcuni giocatori come Mazzocchi, Vacca, Aramu e Forte, ma chi non lo sarebbe viste le loro qualità?! Alejandro ti voglio salutare dandoti la possibilità di salutare tutti i tifosi arancioneroverdi e di lanciare loro un messaggio.

"Io ringrazio voi per avermi dato questo spazio. Spero che come noi ci siamo conosciuti casualmente a Chiavari, in futuro io possa conoscere altri tifosi con cui condividere questa passione, allargando così la famiglia unionista. Sarebbe semplice tifare Inter, Milan o Juve, ma in una squadra come la nostra, con una storia sofferta, fatta di lotta e sudore, siamo come una famiglia e la passione si trasmette necessariamente da padre in figlio. Mio figlio grande che ha 11 anni ormai è anche lui tifoso dell’Unione e guarda le partite del Venezia insieme a me, magari da grande vedrà le partite a Venezia insieme a tuo figlio. Venezia ha una storia incredibile e uno spirito bellissimo che speriamo si diffonda sempre più anche fuori dalla città".

Speriamo davvero sia così Alejandro, e speriamo di recuperare quello spirito che ci ha permesso di “portare” durante i secoli, la nostra cultura in giro per il mondo. Ti ringrazio veramente tanto per essere stato con noi, speriamo di vederci presto a Venezia e speriamo di poter tornare presto allo stadio. 

"Io ringrazio ancora voi, è un onore per me tifare questa squadra e poter creare amicizie attraverso lo sport. Speriamo di vedere presto una partita tutti insieme. Un grande abbraccio a tutti".

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