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Zanetti: "Qui a Venezia mi sento a casa. Ci sono molte cose che mi appagano"

di Alberto Bison
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Paolo Zanetti nella conferenza stampa di oggi pomeriggio ha spiegato i motivi per cui resterà a Venezia, per continuare un progetto tecnico che insieme ai suoi giocatori lo pone al centro del settore sportivo della società lagunare.

"Non nascondo che io qui mi sento a casa. Questo è innegabile e non è poco, non è poco perché in tante cose veramente ci capiamo al volo e questo è nato fin da subito, quindi anche nelle difficoltà sia io che Paolo che Mattia, siamo gente molto diretta, molto schietta ci siamo anche scornati spesso come in tutte le coppie. Non pensate che tra di noi sia solo..., ci divertiamo andiamo a cena, ci divertiamo, noi lavoriamo tanto, siamo gente che lavora giorno e notte per la crescita del club e si ci viene dato un obiettivo ci ammazziamo per andarlo a raggiungere. alcune volte ci riesce, altre è più difficile però il percorso che facciamo è il massimo delle nostre capacità e questo non vale solo per l'allenatore. Se tutte le componenti fanno questo è normale che tutto ciò venga molto più facile, molto più semplice. Questo ha influito sulla mia scelta perché  per un allenatore è anche importante riuscire ad esprimersi, riuscire a lanciare se stesso, e questa non è una cosa facile da trovare nel calcio perché l'ho già provato sulla mia pelle, so come funziona il calcio e ci sono da tanti anni anche se sono giovane e quindi io qui mi esprimo per quello che è il campo, ma esprimo anche la mia persona, così riesco a capire ed entrare nella testa e nel cuore dei giocatori perché se no non sei credibile e non ci riesci. Questo è un aspetto che ha condizionato la mia scelta di rimanere a Venezia, anche se in realtà io non ho scelto di rimanere qui, non è una questione di scelta, io ero sotto contratto avevo delle avance ma la scelta viene fatta quando sei a casa. Qui si è trattato semplicemente di capire se eravamo ancora tutti sulla stessa linea, ma per il bene del club, perché alla fine sei nel club e rappresentiamo i nostri tifosi che sono ormai quello che conta. Quindi se si lavora per un obiettivo è bene essere tutti connessi e mettere le basi per fare un' altra impresa, non siamo qua a nasconderci, il campionato come ha detto Paolo è difficile però offre a tutti l'opportunità di misurarsi e misurarci contro chi in teoria è più forte di te, secondo me ti da tanta spinta. Un po' come la storia un po' vecchia, ci avevano messo all'ultimo posto del campionato, questo però ci ha dato spinta per tutto l'anno. Il voler dimostrare che gli altri si sbagliano, probabilmente anche quest'anno saremo tra gli ultimi nel giornale, almeno penso di poter fare questa previsione. Almeno in ordine alfabetico saremo ultimo mettiamola così. Però poi in realtà c'è il campo ci sono altre componenti, insomma ci sono molte altre cose che per un allenatore sono molto importanti. 

Come ha detto bene Paolo se faccio bene sono dentro ad un progetto, se faccio bene io lavoro per il Venezia. La cosa importante è dare un segnale di continuità ai giocatori ed è un segnale tecnico e di filosofia, con filosofia intendo sia quella di gioco, che è la mia ma è condivisa perché chiaramente l'allenatore viene scelto in base a quello che la società pretende e da lui, ma è anche una filosofia caratteriale mentale, dove la via è, come ha detto bene prima Mattia la venezianità che non si deve solamente fermare al territorio, ma è un concetto, un modo di essere, avere un certo tipo di caratteristiche, lavorare in un certo modo duramente per arrivare da qualche parte, è un concetto che la società porta avanti, è un concetto che la società porta avanti attraverso me per trasmetterlo ai ragazzi, senza dimenticare che noi non abbiamo solo l'obiettivo di vincere le partite, abbiamo anche l'obiettivo di valorizzare dei calciatori, questa è un' altra parte importante, un' altra parte che mi viene chiesta ed è un' altra parte della quale mi sento di essere perfetto, nel senso che mi piace fare questo, mi piace perderci del tempo, mi piace costruire i miei giocatori, poi c'è l'aspetto della gara della partita, del campionato che deve sempre essere tutto giusto tutto perfetto. Deve sempre andare di pari passo perché il risultato sportivo è al primo posto, però c'è anche altro, c'è lo sviluppo del centro sportivo, c'è la crescita dei ragazzi, c'è da ampliare alcune situazioni anche con il settore giovanile e la seconda squadra perché la primavera diventerà una sorta di seconda squadra, quindi anche lì un occhio in più. Ci sono tante cose che per me sono appaganti che sono diverse dal solito e sono diverse dal discorso partita per partita, ma è un lavoro a trecentosessanta gradi, dove poi alla fine si tirera una linea e si fanno i conti."

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