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La Spagna vince il Mondiale, però l'Italia qualche rimpianto lo ha

di Giuseppe Malaguti
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Il Mondiale di pallacanestro di Cina è finito domenica pomeriggio con il trionfo della Spagna, di Sergio Scariolo e i due alfieri Ricky Rubio e Marc Gasol, nella finale contro l’Argentina. Purtroppo la rassegna iridata per l’Italia si è chiusa una settimana prima proprio contro la nazionale iberica nel primo match del secondo turno.

Per sperare di arrivare ai quarti di finale serviva il miracolo contro una tra Spagna e Serbia, ma agli azzurri l’impresa non è riuscita, sostanzialmente arrivando al massimo delle proprie possibilità con un decimo posto finale che significa giocare il preolimpico nell’estate del 2020.

Le squadre di coach Aleksandar Djordjevic e di coach Sergio Scariolo si sono dimostrate più forti, con più talento, più fisiche e anche con più idee e con pieno merito hanno battuto la nazionale di Sacchetti. Eppure qualche rimpianto rimane per come sono stati gestiti gli ultimi quattro minuti con la Spagna- con l’Italbasket avanti di quattro punti e con l’inerzia totalmente dalla sua, Datome che stoppa l’attacco delle furie rosse ed esulta perché capisce che forse è la volta buona, mancano due secondi alla fine del possesso spagnolo; rimessa per la Roja la palla va a Sergio Llull che subisce un fallo a dir poco ingenuo da parte di Marco Belinelli. Il play del Real Madri va in lunetta e mette i liberi. Da qui in poi la luce si spegne e gli spagnoli dilagano. Cosi come resta abbastanza clamoroso il crollo nell’ultimo quarto contro la Serbia. Ancora una volta si è vista la fragilità di una squadra che pare non reggere la pressione nei momenti decisivi del match, quelli in cui bisogna andare talvolta oltre le proprie possibilità con la voglia, il cuore, la grinta ma anche con la lucidità. Questa nazionale sarà ricordata per una generazione di ottimi giocatori dalle grandi qualità individuali, come Gallinari, Belinelli, Datome, Hackett e lo stesso Melli (assente nella rassegna cinese), che però ha raccolto davvero poco o nulla.

Le fotografie che rappresentano alla perfezione questa nazionale di pallacanestro son ancora nitide: il finale di partita nel campionato europeo con la Lituania nel 2015, quello con la Croazia a Torino che valeva un posto alle olimpiadi e quest’ultimo, appena descritto, con la Spagna.

Nel complesso è stato il mondiale della Spagna e dell’Argentina.

Una finale con 15 giocatori sui 22 a disposizione, che militano in ACB nel campionato iberico. La conferma della Francia guidata dall’ottimo Collet che si conferma nel gota del basket mondiale con il suo terzo posto. Ottima l’Australia trascinata da Patty Mills giunta quarta.

Le grandi delusioni rimangono le due nazionali favorite, ovvero la Serbia, che si piazza al quinto posto e il Team Usa desolatamente al settimo posto, con una quarantina di giocatori che hanno rifiutato di giocare per la propria nazionale per prepararsi al meglio alla nuova stagione NBA. Le vere sorprese sono state: la Repubblica Ceca al suo primo mondiale, con la regia di Satoransky che ha prediletto un gioco di squadra visto anche la carenza di stelle nel roster, arrivata al sesto posizione e la Polonia piazzatasi ottava.

È mancata la grande stella; Giannis Atetokounpo doveva essere il re del torneo e portare in alto la Grecia. Non basta essere il migliore al mondo se giochi da solo e non giochi di sistema. Gli ellenici non sono riusciti ad entrare nelle otto squadre più forti al mondo.

È stato il mondiale di: “el mundo” de Facundo, il piccolo play del Real Madrid, Campazzo è stato straordinario, cosi come l’eterno Luis Scola. È stato il mondiale di Marc Gasol, già campione NBA con i Toronto Raptors, suntuoso nelle partite che davvero contavano. Per chiudere è stato il mondiale di Ricky Rubio il miglior giocatore del mondiale. Un’atleta che predica e vede pallacanestro come pochi, il tutto con una tranquillità e semplicità ammorbante.

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