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Di Napoli: "Obiettivo Play-Off realistico. Sullo stadio e Maradona..."

di Davide Marchiol
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© foto di Dario Fico/TuttoSalernitana.com

Gradito ospite del nostro Talk Show, Arturo Di Napoli ha parlato di tantissimi argomenti e una delle domande d'apertura è stata dedicata allo stadio, argomento sempre delicato in casa Venezia: “Bisogna vedere secondo me le cose in due direzioni, una imprenditoriale e l’altra un po’ più storica. Penso sia piacevole comunque andare a giocare al Penzo, perché è una cosa particolare, si vive un’atmosfera diversa, quindi sicuramente se lo stadio venisse spostato mi dispiacerebbe. Però d’altro canto un imprenditore sulla terraferma avrebbe un po’ di opzioni in più, Zamparini ce ne parlava sempre, forse se avesse avuto la possibilità di fare lo stadio nuovo non se ne sarebbe andato. Il Penzo ha comunque una storia, ma è chiaro che lo stadio su terraferma credo sia molto più comodo, agevole e può creare business importante”

Un passo diverso lo ha dato Collauto, che insieme a Poggi e agli altri dirigenti ha fatto fare uno step in più al Venezia, Di Napoli inoltre lo ha conosciuto bene, giocando con lui quando i Leoni erano in Serie D: “Già quando era calciatore era un punto di riferimento per tutto lo spogliatoio, una persona competente e per bene, che ha sani principi. Se hai tutte queste caratteristiche e ne sai di calcio, se ci aggiungiamo il suo incredibile amore per Venezia, lo ha tatuato sulla pelle, allora non ci poteva essere persona più adatta.  Credo stia facendo un grandissimo lavoro e ha tirato su una squadra con tanti giocatori interessanti e giovani, sta facendo un ottimo lavoro e spero possa realizzare qualcosa di grande, sarebbe per lui un’emozione doppia, sia per il risultato sia in quanto tifoso. Per vincere un campionato serve una serie di incastri, ma credo che l’investimento vada fatto sempre sui giocatori, poi Venezia è una piazza particolare, gli stimoli credo vadano trovati all’interno dello spogliatoio perché è una realtà comunque piccola e diversa da tante altre. Io tifosi come a Venezia ne ho visti pochi, hanno una grande correttezza e sono diversi. La base credo ci sia, è chiaro però che alla lunga la differenza la fanno i giocatori che hanno vinto i campionati, che si prendono le responsabilità, quindi credo che margini per migliorare ulteriormente la squadra ce ne siano, ma la base è già ottima”.

I Play-Off possono essere un traguardo realistico per questa squadra? “Sì credo che l’obiettivo Play-Off sia realistico, la squadra è molto compatta. Quando la squadra anche andando in svantaggio non rovina gli equilibri, continua a giocare e mantiene la sua mentalità è un gran segnale di carattere, vuol dire che è una squadra con codici ben precisi. Alla lunga questo agevolerà molto il Venezia e mi auguro riesca a raggiungere i Play-Off, perché anche solo giocando un paio di annate a Venezia è una piazza che mi è rimasta nel cuore, vengo ancora da quelle parti, Jesolo è tappa fissa”.

Infine il discorso su Maradona è stato molto ampio, visto che Di Napoli ha giocato anche a Napoli, sulla considerazione che Diego per molti fosse una religione Re Artù ha aggiunto questo: “Maradona a Napoli era una religione, è una fede, per alcuni può essere assurdo no, ma quando una persona ti segna così perché cresci con lui, ti entra dentro, ti identifichi. Ecco perché i calciatori sono un esempio, lui ha sempre detto che non era un esempio da seguire. Però avete detto bene, era una religione, per gli argentini, per i napoletani e per tantissimi appassionati, persino gli All Blacks che sono forse l’anticalcio lo hanno commemorato. Questo fa capire quanto sia stato grande quest’uomo, ha fatto del bene al mondo facendo del male solo a se stesso e alla famiglia”.


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