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ESCLUSIVA - Di Napoli: "Voglio lavorare con i giovani, Venezia nel cuore"

di Davide Marchiol
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Ospite nella prima parte del nostro Talk Show con Davide Marchio, Alvise Osto e Giuseppe Malaguti, abbiamo avuto il piacere di risentire Re Artù Arturo Di Napoli, attaccante che, soprattutto in Serie B, ha lasciato ottimi ricordi nei cuori dei veneziani. L'ex bomber ci racconta cosa fa ora: "Adesso lavoro a Milano sempre nel calcio, lavoro molto con i giovani, ho riscoperto il piacere di lavorare nel calcio, ho rifiutato offerte per allenare in Lega Pro e in Serie D. Questo ambiente dei giovani soprattutto nella mia academy mi piace molto, per allenare ci saranno altre possibilità per ora non mi interessa. Lavoro anche con molti altri ex calciatori è bello"

Come vedi il calcio dopo l'arrivo del Covid? Che posizione prendi in merito alla ripartenza? "E' un disagio per tutti, a Milano è stato un periodo duro, oggi è la normalità la mascherina e seguire le precauzione. E' un problema reale per tutti ma secondo me bisogna adattarsi, è ovvio che non mi piaccia vedere il calcio senza tifosi, non c'è la giusta adrenalina e tensione, in quel campo lì le squadre per esempio del Sud perdono tanto. Però chi si nasconde dietro a questo non mi piace perchè è un problema che hanno tutti. Con i bambini è ancora più pesante, nel momento di lockdown abbiamo veramente avuto attimi di panico, non ho potuto vedere i miei famigliari per diverso tempo, io così come molti altri. Per i giovani le restrizioni sono ancora più dure, perchè ogni 10 giovani dobbiamo avere un istruttore e gli spazi richiesti sono enormi. Noi abbiamo una scuola grande quindi non l'abbiamo subita troppo, però i costi sono aumentati notevolmente per seguire il protocollo sanitario specie nelle scuole calcio. Io però sono sempre stato per la ripartenza del calcio perchè è uno dei motori del Paese, l'Italia è ancora oggi in ginocchio quindi bisogna cercare attraverso le nostre istituzioni di far ripartire il Paese e anche il calcio può fare la sua parte, basti pensare a quanta gente ci lavora. Va bene la A, la B e la C ma pensiamo a quanto è grande il mondo dei Dilettanti, se cade quello cade tutto il resto, quindi spero che le istituzioni salvaguardino questo aspetto".

A Venezia hai lasciato ottimi ricordi nonostante quel famoso passaggio al Palermo: "Credo he Venezia per me sia stata una tappa importante, abbiamo vinto un campionato, ho avuto la fortuna di giocare in coppia con Pippo Maniero che credo sia uno degli attaccanti più forti con cui ho giocato. Poi ho potuto giocare con calciatori forti, penso per esempio a Lupo. Credo di aver dato il mio contributo ai risultati che abbiamo raggiunto e seguo ancora Venezia con affetto. Ogni anno sono in zona, o con amici o a Jesolo, in zona, ci sarà anche stavolta una tappa dell'academy che ho con Bombardini e lavoro con molti ex giocatori del Venezia quindi il legame c'è sempre, le piazze in cui ho ricevuto affetto le seguo sempre".

In Serie A avevate una squadra di livello per la categoria, eppure l'annata fu negativa: "A volte ci sono quelle annate balorde in cui non riesci a venirne fuori, il presidente Zamparini lo conosciamo tutti ed è molto focoso, quando sbroccava diventava pesante, lo spogliatoio ne risentiva. Poi arrivarono queste voci di un passaggio a Palermo e un po' alla volta ognuno ha iniziato a pensare ai cavoli suoi cercando di venirne fuori e quando non ragioni da gruppo pur avendo grandi giocatori per la categoria, potevamo salvarci senza problemi, quando manca il gruppo cade tutto. Zamparini non ci fece mai mancare nulla a livello economico, non gliene farai tanto una colpa, ma inconsciamente quello che si ventilava nello spogliatoio ci abbia intaccato e credo sia stata la causa principale di quanto successo. Anche perchè l'allenatore era quello della B, dove avevamo dominato, facevamo più punti fuori che in casa perchè al Penzo gli avversari di noi avevano paura e si chiudevano, appena si aprivano gli spazi però i risultati li facevamo perchè avevamo giocatori devastanti come Maniero, Valtolina, De Franceschi. Fuori era più semplice che in casa".

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